domenica 23 ottobre 2011

NAMEBOOK


Ancora sul mio social network preferito.

Facebook è stato il primo a chiedere agli utenti di usare il nome proprio. Addio allo sfoggio di fantasia dei nickname, alla scelta di un avatar, a un insieme di simboli e invenzioni che ci rappresenti meglio di quanto non faccia il nostro aspetto.

La realtà è di nuovo quella "di fuori", che non è LA realtà ma solo ciò che i sensi ci restituiscono (si chieda a un pittore surrealista cosa pensa in proposito).

Presentando la nuova timeline che compare sui profili, Mark Zuckerberg ha detto questa perla:

Vogliamo fare in modo che la Timeline sia un po' come casa nostra. Sarà possibile curarla personalmente, nascondere quello che non vogliamo appaia, in modo che esprima veramente ciò che siamo.

Un network che ha il vezzo di associare il nome all'immagine, casomai, esprimerebbe ciò che veramente siamo proprio se facesse comparire quello che non vogliamo appaia. Siamo quel nome (di cui non siamo responsabili), quell'immagine (di cui siamo solo parzialmente responsabili), siamo una rete di relazioni, ma siamo solo una parte della nostra biografia: quella che ci piace mettere in mostra. Mah...

Diceva Jacques Derrida: Ho il gusto del segreto, ho un moto di timore o terrore davanti a uno spazio politico, per esempio, a uno spazio pubblico, che non dia spazio al segreto. Per me, esigere che si metta tutto in piazza e che non ci sia foro interno è già il farsi totalitaria della democrazia. Se non si mantiene il diritto al segreto si entra in uno spazio totalitario.

Ovvio che su Facebook si possa mettere solo ciò che si vuole, senza svelare proprio tutto tutto. Ma già a proposito del nome proprio, Andrea Tagliapietra nel 2002 chiosava:

In questo spazio totalitario, la prima domanda riguarda l'identità. Ogni rilevamento poliziesco inizia con la dichiarazione delle "generalità". Per Canetti è, questa, la richiesta più arcaica, che rivela "il dubitoso rapporto con la preda: Chi sei? Ti si può mangiare?". Con il possesso del nome (o la sua attribuzione mediante l'atto di nominare) si manifesta il potere assoluto di chi ottiene la rivelazione del nome su chi viene costretto a confessarlo. Si tratta di un potere di vita o di morte. Nella favola, splendidamente raccontata dalla musica di Puccini, il principe Calaf, "scioglitore di enigmi", vince Turandot indovinandone il nome e proponendo alla crudele principessa il controenigma del segreto del suo stesso nome. Come recita la celeberrima romanza, cavallo di battaglia di molti tenori: "Il mio mistero è chiuso in me / il nome mio nessun saprà!"



COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
Nello stereo: la Turandot? No, Sick Tamburo, Sick Tamburo

lunedì 26 settembre 2011

giovedì 15 settembre 2011

GRAZIE FRIEDRICH

Noi che ricerchiamo la conoscenza ci siamo sconosciuti, noi stessi ignoti a noi stessi, e la cosa ha le sue buone ragioni. Noi non ci siamo mai cercati, e come avremmo mai potuto, un bel giorno, "trovarci"? Si è detto e a ragione: «Dove è il vostro tesoro, è anche il vostro cuore», il "nostro" tesoro si trova dove sono gli alveari della nostra conoscenza. E per questo siamo sempre in movimento, come veri e propri animali alati e raccoglitori di miele dello spirito, preoccupati in realtà solo e unicamente di una cosa: di «portare a casa» qualcosa. Di fronte alla vita, poi, e a quello che concerne le cosiddette «esperienze», chi di noi mai ha anche solo la serietà necessaria? O il tempo necessario? Di queste cose, temo, non ci siamo mai veramente «occupati», infatti il nostro cuore è altrove, e anche le nostre orecchie!

[...]

Infatti necessariamente rimaniamo estranei a noi stessi, non ci capiamo, "dobbiamo" scambiarci per altri, per noi vale per l'eternità la frase «ognuno è per se stesso la cosa più lontana»...

F. Nietzsche, Prefazione a Genealogia della Morale

domenica 11 settembre 2011

L'anima del commercio

1. Su incidi.net è uscito Carne Al Vento in edizione digitale, presto disponibile anche negli altri store (iTunes, Amazon, Napster, etc.)

Buy the CD Carne al vento on Incidi!
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2. Sta per ricominciare il corso di consulenza filosofica a Bologna e ancora devo finire i compiti delle vacanze.

martedì 30 agosto 2011

PAESE CIVILE? NO, SVIZZERA


Siccome la Svizzera è uno stato neutrale che da secoli non partecipa a un conflitto, oggi ha deciso bene di far sfogare gli istinti belligeranti dei suoi abitanti dichiarando guerra ai gatti.

Sia chiaro che gli istinti belligeranti non sono propri di una nazione o di un'altra, bensì dei singoli esseri umani. E non è che gli svizzeri siano marziani. Immaginatevi questi poveri guerrafondai repressi che non possono attaccare neanche, che so, quei terroni comaschi che entrano a migliaia nel Canton Ticino per andare a far benzina a Campione d'Italia perché costa meno. Devono pure rifarsi su qualcuno.
 


Per fortuna che ci sono i gatti. Randagi o meno lo deciderà poi l'autopsia.



Comincerò a boicottare i prodotti tipici svizzeri: orologi, cioccolato, coltellini, Croce Rossa (nel senso che, se mai dovessi averne bisogno, rifiuterò l'aiuto di una crocerossina).

Ah la Svizzera, questo paese così civile, che custodisce gelosamente l'oro nazista e i conti coperti dei ricconi italiani.

Ah, che paese civile.

Pulito e civile.



COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
Mi faccio prendere dalla reazione emotiva e sbaglio a generalizzare. Onore agli svizzeri di SOS Chats che hanno fatto il possibile per evitare questo scandalo.

 

sabato 27 agosto 2011

NOBLESSE OBLIO


La crisi avanza, i proprietari degli yacht ormeggiati a Portofino si nascondono dalla vergogna, Londra brucia e torna lo spettro della plutocrazia.

Mai sentito parlare di downshifting? Ecco una semplice definizione: "la pratica di semplificare lo stile di vita per slegarsi dal possesso di beni materiali e dalla felicità fittizia che ne deriva."

Ed ecco la parabola del pescatore messicano:



Un banchiere americano sta sul molo di un piccolo villaggio sulla costa messicana quando vede approdare un piccolo peschereccio con un solo uomo a bordo. Dentro la modesta imbarcazione ci sono alcuni tonni pinna gialla. L'americano fa i complimenti al messicano per la qualità del pesce e gli chiede quanto ci è voluto per pescarlo.

"Oh, ben poco tempo" replica il pescatore.

L'americano allora gli chiede perché non è rimasto in mare più tempo per pescarne dell'altro.

Il messicano gli dice che quella quantità è sufficiente a soddisfare i bisogni della sua famiglia per un po'.

"Ma cosa fai tutto il resto del tempo?" continua l'americano incuriosito.

"Bè, dormo fino a tardi, pesco un po', gioco con i miei figli, faccio la siesta con mia moglie Maria, poi vado fino in paese tutte le sere per sorseggiare vino e suonare la chitarra con i miei amigos. Come vedi ho una vita piuttosto piena."

L'americano sbuffa: "Guarda, ho un master ad Harvard e ti posso aiutare. Dovresti passare più tempo a pescare, e con il ricavato comperarti una barca più grande. Quindi con il ricavato della barca più grande, comperare tante altre barche. Alla fine avresti una flotta di barche da pesca! Invece di vendere il pescato a un intermediario, potresti aprire uno stabilimento in proprio per gestire direttamente il controllo del prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Così potresti abbandonare questo piccolo villaggio e trasferirti a Mexico City, Los Angeles e magari addirittura a New York, da dove seguire l'espansione della tua azienda."

"Ma quanto ci vorrà?" chiede il pescatore.

Al che l'americano risponde: "15 o 20 anni".

"E poi?"

Il banchiere ride di gusto: "Ora viene la parte migliore. Al momento giusto annuncerai un'OPA e venderai le tue azioni al pubblico e diventerai ricchissimo. Farai i milioni!"

"Milioni... E poi?"

E l'americano: "A quel punto potrai ritirarti in un piccolo villaggio della costa, dormire fino a tardi, pescare un po', giocare con i tuoi figli, fare la siesta con tua moglie Maria e andare fino in paese tutte le sere per sorseggiare vino e suonare la chitarra con i tuoi amigos."

Quant'è difficile comprendere i tempi che viviamo: ci si deve fare carico di tutta la complessità che invece la storiografia toglie al passato. Ci vorrebbe un salto di 100 anni nel futuro per vedere cosa si dice di noi e poi tornare indietro per spiegarlo ai presenti.



COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
La temperatura cala un po', per fortuna.

martedì 16 agosto 2011


...
che giova ansimar forte 
per l'erta faticosa?
Né voglio più, né posso. 
Più scaltro degli scaltri 
dal margine d'un fosso 
guardo passare gli altri.
E mi fan pena tutti, 
contenti e non contenti, 
tutti pur che viventi, 
in carnevali e in lutti.

(Guido Gozzano, Nemesi)

















Di notte ogni tanto mi capita, in sogno, di trovare il senso della vita. E' un pensiero che mi dà grande soddisfazione. Lo penso e lo ripenso, cerco di fissarlo nella mente, ma mai abbastanza da ricordarmelo la mattina dopo. Tanto che ho il sospetto che non sia stato un sogno mio ma di Pancho, che dorme nella sua cesta di fianco a me.