Visualizzazione post con etichetta Una Forte Empatia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Una Forte Empatia. Mostra tutti i post

giovedì 8 aprile 2010

TEORIA DEL SONNO (UNA FORTE EMPATIA /3)









 

Se non volete che il gatto vi cammini addosso mentre dormite, bè , decidete di dormire in piedi!
G. W. Eskow


Non esiste alcun modo che consenta di scrivere sui gatti e di essere al tempo stesso ritenuti persone sensate ed assennate.
Bruce Fogle




 


 


 


 


 


Durante il giorno il mio letto accumula, come una batteria ricaricabile, quella giusta quantità di sonno che dovrebbe poi restituirmi di notte.


Peccato che, per la forte empatia che mi lega a loro etc. etc., i miei gatti amino dormire insieme a me. Specie Pancho, che mi si appoggia a una gamba, si accoccola e fa le fusa. La quantità di sopore che spetterebbe a me incomincia a scendere, perchè - si sa - il gatto è un grande consumatore di sonno.


Visto che non vuole essere da meno, si presenta anche Lulù e si addossa al fianco opposto. Il livello di sonno che il letto è in grado di offrirmi scende ancora, decide di scartare il carico più grosso (io) e soddisfa solo i due più piccoli. E dire che è matrimoniale. Ma c'era scritto anche sull'etichetta, quando l'ho comprato: "Portata max: 1 persona + 1 gatto adulto".  Ho sforato.


Me ne resto lì, con gli occhi aperti, tutto storto e immobile, finchè non decidono di uscire, come ci si aspetta che facciano i gatti di notte. Questo non accade mai prima delle 2. Ma a quel punto il letto è ormai scarico e non c'è più verso di tirar fuori un briciolo di sonno.


 

giovedì 17 settembre 2009

IL GATTO DENTRO (UNA FORTE EMPATIA /2)

"Mi hanno detto che l'addomesticamento con i gatti è molto difficile. Non è vero. Il mio mi ha addomesticato in un paio di giorni."
Bill Dana




Evil CatUna forte empatia mi lega ai miei gatti. L'ho già detto, ma ci sono novità.

Da un po' di tempo a questa parte Lulù ha preso a farla fuori dal vaso. La cacca dico. Molto fuori dal vaso: la fa nel corsello dei garage, dove ovviamente non la può coprire. Così la mattina, quando esco per andare al lavoro, mi tocca perdere cinque minuti per ripulire il suo malestro. E siccome sono l'ultimo di tutto il condominio a uscire, prima di me l'hanno vista tutti.

Mi sono interrogato a lungo e ho cercato varie soluzioni:



 

 

1. La gatta vuole una lettiera tutta per sé. Ho preso un'altra vaschetta  e gliel'ho messa fuori. E' rimasta totalmente ignorata. L'ho messa in bagno vicino all'altra: stesso risultato.

 

2. E' una ritorsione perchè ogni tanto, quando ne combina una delle sue, le do due scoppole. Ho smesso di darle scoppole, anche quando mi artiglia o mi mozzica mentre la sto asciugando perchè fuori diluvia. Anche quando si fa le unghie sul divano. Niente sberle, permessivismo e sopportazione totali, ma nulla di fatto: "niente popò di meno" ovvero tutta la merda di prima, come direbbe Bergonzoni.

 

3. Sta poco bene, associa la lettiera al dolore e quindi non ci mette più zampa. Ma non ha altri segni di disagio, mangia, beve, corre, ha il naso umido. Le visite dal veterinario non rivelano niente. E poi perchè non associa al dolore anche il garage? Infatti non c'entra nulla neanche questo.

 

4. E' gelosa di Pancho, suo figlio. In effetti con lui ho un rapporto un po' meno problematico:  è uno stinco di santo di gatto. Allora la devo coccolare di più, darle più attenzioni, specie quando c'è lui.

Niente: tra l'una di notte e le otto di mattina caga nel vano scale.

 

Poi finalmente ho capito: Lulù è una manifestazione della mia vena creativa, che il velo di Maya mi mostra in forma di gatto. Quella vena creativa che ultimamente langue e ha lasciato posto alla rassegnazione, alla fine delle aspettative, delle mete a cui tendere, delle passioni. Quella che credevo una semplice empatia è molto di più, quella gatta rappresenta una parte di me. Ecco perchè la fa dove non deve: perchè io ho perso qualsiasi entusiasmo. Allora forza!

 

4. Mi sono buttato su progetti nuovi, ho chiuso un po' di cose in sospeso che non avevo voglia di completare, ho giurato a me stesso di mettere l'anima nei progetti musicali, nella scrittura e in tutto il resto. Ma certo, è così, E' COSI'! Lulù non è fuori, è dentro! Guardavo il gatto e invece dovevo cercare in me. Ho imparato la lezione.

 

O almeno credevo di esserci arrivato. E invece niente: ancora le sue feci davanti al garage del vicino. "La risposta è in te, epperò... E' SBAGLIATA!" diceva il profeta di Quèlo.

 

5. Non le piace la lettiera, cioè la sabbietta che compro. Ho buttato via tutta la lettiera pulita, ho comperato quella più costosa, profumata, che garantisce un successo sicuro. Ecco, sono arrivato qui, spero di risparmiarmi il .6. Stiamo a vedere.

 

Mi ritengo un grande conoscitore di gatti, di certo uno che li rispetta molto. Questo suo smentirmi tutte le volte mi snerva. E' come discutere con qualcuno che non fa altro che dirti "non hai capito proprio niente", e tu devi ammettere che è così. Non lo sopporto.

 

Ho scoperto che c'è un libro di Burroughs intitolato "Il gatto in noi". Prima o poi lo leggerò, chissà che non trovi qualche spunto. 

Tengo duro per il solo gusto di avere in casa un mistero permanente.

 

 

COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:

Nello stereo: Depeche Mode, Sounds of the Universe

Sul sito sono ricomparsi i biglietti per il concerto di Casalecchio, forse riesco a rivederli dal vivo.

 

sabato 13 dicembre 2008

UNA FORTE EMPATIA

"Mi vogliono bene i miei gatti? Difficile dirlo. Ti arrivano di un balzo sul petto e ci si insediano come la sfinge, per l'eternità."
Giorgio Bocca


 


Una forte empatia mi lega ai miei gatti.
La scorsa domenica sera pioveva a dirotto e i due vagabondi erano fuori, dopo aver passato tutto il giorno in casa a sonnecchiare. Ero anche un po' preoccupato, quando Pancho si è presentato alla finestra e come suo solito ha chiesto di entrare. L'ho preso dentro, asciugato con lo Scottex e liberato. Era irrequieto, faceva uno strano miagolio, quasi un pianto. Girava per casa senza pace, cercava qualcosa negli angoli nascosti, raspava contro la porta chiusa dello sgabuzzino.
Poi ha fatto una cosa che non aveva mai fatto prima, infrangendo un tabù della nostra società a tre.
Pancho e Lulù, nel tempo, si sono spartiti gli spazi di casa a cui hanno accesso: a Pancho la metà sinistra del lettone, a Lulù la destra; a Pancho il divano, a Lulù la sedia da ufficio; a Pancho la cassettina bianca della lettiera, a Lulù quella arancione. Tra i due c'è un tacito rispetto, una specie di barriera invisibile (olfattiva?) che impedisce loro di violare questi spazi.
Ecco perchè il comportamento di Pancho a questo punto mi è sembrato strano: ha annusato la sedia di Lulù, ci è saltato sopra e vi si è accoccolato, aggrappandosi alla seduta con le zampe davanti come per abbracciarla. Ha appoggiato sconsolato la testa sul cuscino ed è rimasto lì a fissarmi, triste.
Allora ho dovuto ammettere a me stesso quello che già sentivo dentro in quella brutta sera d'autunno. Là fuori doveva essere successo qualcosa a Lulù, qualcosa di orrendo e definitivo. "La pioggia" - ho pensato - "la pioggia e il vento me l'hanno portata via".
Me ne stavo così, assorto in questi pensieri, fissando il triste Pancho che si teneva al cuscino preferito di sua madre, pronto a sciogliermi in lacrime, quando l'ospite inatteso è comparso alla finestra.
"Miao"
Era Lulù, inzuppata fradicia ma come sempre in gran forma. L'ho presa dentro, le ho dato un'asciugata con lo Scottex e per la gioia ho lasciato che mi masticasse un dito dal disappunto.
Alla faccia dell'empatia. Quella gatta è l'incarnazione del cinismo, dell'ironia, della disillusione che ormai permeano la mia vita. Niente grandi passioni, niente drammi, solo finte. Anzi, neanche quelle.


Malgrado tutto, insisto sulla forte empatia che mi lega ai miei gatti. Però qualche notte fa (anzi, mattina: erano le 5) ho preso in casa Lulù come sempre fradicia e mentre l'asciugavo si è accanita con denti e unghie contro la mia mano sinistra. Ora, non pretendo di essere trattato da loro pari, ma almeno di non prenderle quando cerco di evitare loro un raffreddore. Le ho dato due scappellotti e si è calmata.


Una forte, direi magica empatia. Stamattina mi hanno fatto trovare la carcassa di una colomba davanti alla finestra. Piume ovunque, vetri schizzati di sangue. Sono certo che è stata opera di Lulù, è lei l'esperta nella caccia ai volatili. Diciamo che se l'aviaria fosse un rischio effettivo, qui saremmo già morti tutti. Dovrei essere onorato del regalo, immagino: portarmi la selvaggina potrebbe essere il suo modo di fare pace. In fondo la colomba è un segno di pace anche per gli uomini... quando non è ridotta a brandelli. Eppure, conoscendola, il messaggio che mi arriva è piuttosto "Occhio caro, il prossimo potresti essere tu".
Non mi mette una testa di cavallo nel letto perchè non abbiamo maneggi nelle vicinanze, altrimenti mi aspetterei anche questo.



COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
La mia mafiosissima gatta mi dorme in grembo.