venerdì 4 luglio 2008

A BREVE TRAFITTO DA PARTE A PARTE

Appuntamenti d'Estate:


Domani sera (venerdì 4 luglio) alla Festa Lungofiume di Imola, letture di Colonne d'Ercole e Progetto Calliope su musiche di MeeaTzeea (che poi sarebbe la versione soft / reading di MiaZia).


Sabato 5 luglio - dopodomani - c'è la ControFesta a Castel San Pietro Terme, con niente popò di meno (cioè tutta la merda di prima, direbbe Bergonzoni) che MUSICA PER BAMBINI, il mio gruppo italiano preferito. Dico davvero, imperdibile! Qui il programma completo della festa.


Venerdì 11 luglio concerto dei TmSky all' Arena di Castel San Pietro Terme.


Sul sito dell'Hotel Castello sono comparsi i racconti di "Scritto in una notte". Nella mia prova ho ceduto alle lusinghe del mio tempo preferito: il TRAPASSATO PROSSIMO. Adoro il trapassato prossimo, se potessi userei solo quello, parlerei e scriverei sempre al trapassato prossimo. Sarà che è "piuccheperfetto", come dice wikipedia, sarà che il tempo vola, sta di fatto che avevo scritto tutto il racconto al trapassato prossimo, in extremis avevo cambiato quanto si poteva cambiare, ma il risultato era ormai compromesso.
E poi ripetizioni su ripetizioni su ripetizioni su ripetizioni. Ma tant'è: ecco come scrivo dalle 11 di sera alle 5 di mattina, senza una settimana di editing a disposizione.
Su ripetizioni.
Del trapassato prossimo lo sapevo già, la vera scoperta è stata che non riesco a scrivere tre cartelle in sei ore! Anche questo messaggio l'ho iniziato almeno un'ora fa, e sono ancora qui.


Dei concerti che volevo andare a vedere, mi sono perso quasi tutto. Ho in tasca solo il biglietto dei Duran Duran a Ravenna il 18 luglio.


COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
Si era morti di caldo.

lunedì 2 giugno 2008

ARRIVA L'ESTATE

Ecco i concerti di quest'estate che mi fanno gola:


14/6 - Rage Against The Machine in formazione originale allo stadio Braglia di Modena;


1/7 - Jethro Tull in PIazza Matteotti a Sogliano sul Rubicone (FC);


18/7 - Duran Duran al Pala De Andrè di Ravenna;


19/7 - Massive Attack sempre al Pala De Andrè.


Tutti no, ma qualcuno ci scappa di sicuro.

domenica 18 maggio 2008

NEW ITALIAN ETHIC

Capitan Italia


Riciclo PARO PARO il commento che ho postato sul sito di Colonne d'Ercole a proposito di New Italian Epic (qui il documento di Wu Ming 1):



















SAPESSI COM'E' STRANO...

...sentirsi postmodernista a Bologna, culla del NIE (Wu Ming, Lucarelli, Evangelisti, 50% di Kai Zen...) 
 
Chi segue i Wu Ming dai tempi del seppuku di Luther Blissett, sa bene che una certa avversione all'introspezione era già ben espressa nel loro atto di nascita (la dichiarazione d'intenti del 2000), dove formalizzavano per la prima volta questa totale dedizione alla storia e ai suoi protagonisti minori. Dicevano appunto: "vero protagonista della storia non è il Grande Personaggio né l'Individuo-monade". E anche: " L'approccio di Wu Ming alla produzione culturale implica l'irrisione continua d'ogni pregiudizio idealistico e romantico sul genio, l'ispirazione individuale e altra merda del genere." 
A otto anni da quel documento, malgrado alcune promesse non mantenute, la loro filosofia non sembra essere cambiata e forse hanno ritenuto opportuno ribadirlo con questo nuovo pamphlet (che pure compare a nome del solo WM1). 
 
Non so, a me non sembra molto credibile un auto-re che auto-definisce con tanta meticolosità i confini del genere che pratica. La mia impressione è che l'effetto preceda la causa. Chiedo: si può essere scrittori collettivi e produrre qualcosa di intimista? (attenzione: non è la solita domanda sul supposto stile piatto dei collettivi, mi riferisco a un limite legato al GENERE) 
E' proprio vero che la scrittura fondata su pregiudizi idealistici e romantici sia borghese e scevra da funzioni sociali? 
Ho l'impressione che i WM siano New Italian Epic perchè non possano fare altrimenti. Peccato che WM1 cerchi di inglobare in questa categoria testi e autori assolutamente liberi di essere altro. 
 
Il postmodernismo ha trasformato l'individuo in multividuo e ha reso piuttosto complicato guardarsi dentro (un titolo come "L'incapacità di possedere la creatura, una e multipla" sarebbe una sintesi perfetta di questo concetto, se non si riferisse a tutt'altro). Figuriamoci moltiplicare un certo tipo di introspezione per cinque e far entrare tutto in un quadro unitario leggibile. Insomma, se per la molteplicità del primo grado, comunemente definita "io", un certo tipo di scrittura è consentito, la molteplicità di secondo grado propria dei collettivi la esclude a priori. Normale dunque che sia loro invisa. 
 
Si capisce persino dalle branche della scienza che vengono chiamate in causa a proposito del N.I.E.: la biologia (il DNA, l'evoluzione della specie), l'astronomia (l'età e il destino del sistema solare). Ci si ferma alla relatività di Einstein. Eppure non sono solo l'idealismo e il romanticismo a portare sulla strada dell'incertezza: la fisica e la logica del '900 hanno contribuito a rendere più vaghi i confini dell'uomo (basti citare i teoremi di indeterminazione e di incompletezza). Per chi si spinge fino alla meccanica quantistica, ecco che qualche forma di antropocentrismo ricomincia ad avere senso: quello ateo e costruzionista. 
 
Sono un giapster di vecchia data, ammiro i loro romanzi, lo stile, le battaglie per il copyleft e quelle sociali. Su Carmilla online c'è persino uno splendido articolo di WM5 su Filosofia e neuroscienze. Sono le prese di posizione tagliate con l'accetta a lasciarmi sempre molto perplesso. Non sarebbe più elegante praticare il genere che si vuole con gli scopi che si vuole e lasciarlo definire ai posteri?

 

Firmato: un individuo monade

 

domenica 11 maggio 2008

UNO DI TROPPO

"La sofferenza che si manifesta negli stati valetudinari è una conseguenza di questa imposizione di un’identità fittizia. Tutte le sofferenze risultano da questo conflitto tra la pluralità del corpo con le sue mille velleità pulsionali, e l’ostinazione interpretativa del senso cerebrale; è dal corpo, è dal sé che scaturiscono le forze creatrici, le valutazioni; è dalla loro inversione cerebrale che nascono gli spiriti mentali, a cominciare da un io volontario"
Klossowski 1969


Nel tentativo di superare il mio status di single, scopro Klossowski senza passare per Carmelo Bene, ed ecco derivata una buona indicazione: il problema non è la solitudine, anzi. Direi piuttosto che, anche in questa situazione, c'è già una persona di troppo. Vorrei essere meno che single, diciamo none-gle.


Certi ragionamenti sono pericolosi. Qualche giorno fa pensavo di appartenere all'universo interiore di un solipsista, dunque di esistere solo entro la portata dei suoi sensi. Impossibile determinare chi fosse questo soggetto, pensavo, perchè il cervello integra i momenti di non-esistenza con una continuità apparente. E' chiaro che questo mi portava dritto dritto tra le grinfie di Dio, e non ci voglio finire.


Per risolvere una volta per tutte le questioni sull'oggettivazione del mondo, le altre menti, il realismo e l'antirealismo, non basta creare un modello della realtà in cui certe domande NON HANNO SENSO? Magari questa estate ci provo.


COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
Pancho raspa la lettiera

sabato 19 aprile 2008

ELEZIONI 2008: PORCELLUS BATTE MARX 1-0

(ma anche Veltroni batte Marx 1-0)


Due consigli per non perdersi d'animo:


"La guerra popolare, come qualcosa di vaporoso e di fluido, non deve condensarsi in alcuna sua parte in un corpo solido; altrimenti il nemico invia una forza adeguata contro questo nucleo, lo rompe e fa numerosi prigionieri; il coraggio allora si indebolisce, ciascuno pensa che la questione principale sia stata troncata, che ogni sforzo ulteriore sia vano e che le armi siano cadute nelle mani della nazione. Ma, d'altra parte, bisogna sì che questa nebbia si condensi in certi punti, formi delle masse compatte, delle nubi minacciose da cui può alla fine sorgere un terribile fulmine. Questi punti si situeranno soprattutto alle ali del teatro di guerra nemico. Non si tratta di rompere il nucleo, ma solamente di rodere la superficie e gli angoli"

Carl von Clausewitz, Sulla guerra



Tutta la vita delle società in cui regnano le moderne condizioni di produzione si presenta come un'immensa accumulazione di presenze. «Non c'è niente da dire, non c'è che essere, non c'è che vivere», sosteneva Piero Manzoni, e aveva ragione su di un punto: «Non c'è più niente da dire». Non c'è che ESSERE ASSENTI. Non resta altro: evidenziare la propria estraneità per rilevare la propria differenza.



domenica 6 aprile 2008

SDREVEIDE!

Mismese gatchetene boghers chetegossuvé. Pretzdavemivi... i TmSKY.


...solo per dire che il concerto dei TmSKY su Second Life è andato bene, siamo stati soddisfatti e ci siamo divertiti.


Molto divertente, anzi direi elegante (sul palco erano tutti in smoking) il concerto degli Elio e le Storie Tese all'Estragon. Virtuosi e impeccabili come sempre. E' stata una bella scoperta soprattutto Paola Folli, che ha sostituito egregiamente e in un colpo solo Antonella Ruggiero, Irene Grandi, Paola Cortellesi e Giorgia.


C'è stata Pippero con intro "Sdreveide...", ma niente John Holmes con "Freshna, freshna se v'asbeca!"

domenica 23 marzo 2008

AELIA LAELIA CRISPIS: La soluzione dell'enigma




 


SOCRATE: “Dicono alcuni che il corpo è séma (segno, tomba) dell’anima, quasi che ella vi sia sepolta durante la vita presente; e ancora, per il fatto che con esso l’anima semaínei (significa) ciò che semaíne (significhi), anche per questo è stato detto giustamente séma. Però mi sembra assai piú probabile che questo nome lo abbiano posto i seguaci di Orfeo; come a dire che l’anima paghi la pena delle colpe che deve pagare, e perciò abbia intorno a sé, affinché sózetai (si conservi, si salvi, sia custodita), questa cintura corporea a immagine di una prigione; e cosí il corpo, come il nome stesso significa, è séma (custodia) dell’anima finché essa non abbia pagato compiutamente ciò che deve pagare. Né c’è bisogno mutar niente, neppure una lettera.”

Platone, Cratilo (400 a.c. circa)





Accantonato definitivamente il progetto di scrivere un romanzo sulla Pietra di Bologna, non mi resta che la scelta "no-profit" di pubblicare qui la soluzione dell'enigma Aelia Laelia Crispis, mia vecchia ossessione. Dovrei dire "la MIA soluzione", ma non sto con chi pensa che questo rompicapo sia solo "un gioco erudito per far scervellare gli enigmisti". Secondo me la soluzione è univoca, ed è quella che vado a raccontare.

In effetti, a giudicare dall'elenco di spiegazioni formulate nei secoli, altri erano già arrivati a una conclusione simile (almeno Pietro Zanchini nel 1760), non so bene per quale strada.

Non starò a riproporre la storia, il testo dell'enigma in latino e la sua traduzione in italiano: si possono leggere qui e in qualche migliaia di altri siti.

Achille Volta è il Gran Maestro dell'Ordine dei Frati Gaudenti (o della Beata Gloriosa Vergine Maria) che espone per primo l'iscrizione sul muro della villa bolognese di Casaralta nel 1550. Ha trascorso la seconda e la terza decade del XVI secolo a Roma sotto il pontificato di Leone X prima, poi al seguito di Gian Matteo Giberti, vescovo di Verona e datario di papa Clemente VII. E' un periodo interrotto da sporadici e brevi ritorni a Bologna, sua città natale.

A Roma conosce personalmente il Giovio, il Bembo, il Sadoleto e l'Aleandro oltre a Pietro Aretino, cui infligge due pugnalate non mortali nel 1525 per ragioni ignote. 

In due zibaldoni del Volta conservati nella Biblioteca Universitaria di Bologna, compaiono componimenti di Vittoria Colonna, del Navagero, del Molza, del Guidiccioni, del Tebaldeo, di Veronica Gambara. Probabilmente nei cenacoli umanistici romani conosce anche Jacopo Sannazzaro e legge una prima redazione del De Partu Virginis, poichè dedicherà l'ameno giardino di Casaralta "al dio Sebeto e alle Sirene". Il dio Sebeto è un'antica e rara divinità fluviale napoletana di cui Sannazzaro parla spesso nelle sue opere. Da queste frequentazioni al contatto con le dottrine neoplatoniche e orfiche (per non dire gnostiche), il passo è breve.

“Soma-sema” è la classica formula orfica che identifica il corpo con la tomba dell’anima.

Solo alla morte del corpo l'anima può resuscitare, ma di questo passaggio nella Pietra di Bologna non si fa cenno. Aelia Laelia Crispis sembra piuttosto tratteggiare le potenzialità che abbiamo prima di venire al mondo (anzi, prima di essere concepiti). A.L.C. (femminile come l’anima, ma non ancora uomo né donna né androgino, senza età né altre determinazioni) diventa Lucius Agatho Priscius (maschile come il corpo) all’atto del concepimento. Uccisa non da un elemento particolare (non dalla spada, non dal veleno né dalla fame) , bensì da tutte le cose, ovvero dalla sua stessa reificazione.

In altre parole, caso unico nella storia dell'epigrafia, la Pietra di Bologna racconta una nascita nei termini della morte.

In questo senso, Lucius Agatho Priscius - e non la lapide - sarebbe la tomba di Aelia Laelia Crispis e sempre per questo egli "sa e non sa" a chi è dedicata l'iscrizione. Questo spiega anche la rimozione dei tre versi “Hoc est sepulchrum intus cadaver non habens….”, mutuati da Agatia lo Scolastico e aggiunti al testo impropriamente e in un tempo successivo.

Dell'enigma di Bologna esistono altre versioni contemporanee o di poco precedenti a quella più nota, che presentano leggere differenze nel testo. Ho cercato una soluzione che si adeguasse a tutte. Ad esempio, nella versione milanese Lucius Agatho Priscius è "Laelia Crispis alias in cavo acuto", ovvero "Laelia Crispis con altro nome in una cavità acuta". L'utero, naturalmente.

Una soluzione che avrebbe qualcosa da dire anche nel dibattito odierno sugli embrioni. Chi uccide chi?


Bibliografia essenziale e informale:

- Aelia Laelia. Il mistero della Pietra di Bologna, ottima e arcinota raccolta di saggi a cura di Nicola Muschitiello pubblicata da Il Mulino nel 2000;

- Un Enigma Bolognese - Le molte vite di Aelia Laelia Crispis, a cura di Franco Bacchelli, Costa Editore. E' il catalogo dell'omonima mostra organizzata nel 2000 al Lapidario del Museo Civico Medievale di Bologna, con un bellissimo saggio del curatore;

- Casaralta - otto secoli di storia -, a cura del Gruppo Storico "De Caxaraltola", Tipografia "La Grafica Emiliana", 1973



COSA SUCCEDE MENTRE SCRIVO QUESTO POST:
E' la Pasqua di Resurrezione 2008, l'ultima della storia. Come dirò nel prossimo post.